Il sogno lucido

 

 

“Sogno, o son desto”

Amleto

 

 

 

Il sogno lucido e la possibilità di sognare sapendo di sognare. Questa possibilità del cervello era già nota ad Aristotele e si trova menzionata nella letteratura filosofica. Nelle tradizioni contemplative, come quella tibetana, il sogno lucido e conosciuto a fondo da circa un millennio. Nonostante ciò la storia del sogno lucido in Occidente è piuttosto recente. Possiamo farla risalire al 1867 anno in cui il marchese d’Herey-Swint-Denis ha pubblicato la prima opera interamente dedicata all’argomento. Grazie alla popolarità di questo libro Il sogno lucido venne conosciuto anche da Freud, che tuttavia non riuscì a possedere una copia del libro. Forse per questo motivo ha dedicato scarsa attenzione a questo evento mentale.
Young inizialmente riteneva che il fenomeno fosse impossibile, ma cambio Pignone in seguito all’incontro con Il Buddhismo tibetano.
Nel 1913 lo psichiatra Van Eeden conia il Lucid dream. Secondo questo psichiatra ” l’insorgenza della lucidità onirica è descritta nei termini di una completa integrazione delle funzioni psichiche, uno stato Cioè di perfetta consapevolezza nel quale è possibile controllare e indirizzare volontariamente la propria attenzione, nonché compiere svariate azioni deliberatamente”.
Il limite delle ricerche di questi autori consiste nel fatto di essere basato unicamente sulle esperienza soggettiva.
Altri due autori che hanno contribuito a diffondere l’interesse per il sogno lucido la studiosa Celia Green e l’antropologo romanziere Carlos Castaneda, quest’ultimo non usa mai il termine sogno lucido Ma quando parla del sognare questa pratica da lui descritta coincide sostanzialmente con il sogno lucido.
Nonostante il sogno lucido sia diventato popolare nella popolazione, continua ad essere poco considerato dal mondo accademico in quanto gli studi pubblicati sono tutti basati su resoconti forniti dai soggetti dopo il risveglio una prova troppo debole per mettere in discussione le conoscenze dell’epoca riguardo al fenomeno del sogno.
Gli scienziati che si occupavano di studiare il sonno parlano Ma raramente del sogno lucido riferendosi adesso come un evento insolito e marginale. Per la scienza essere pienamente consapevoli durante il sogno è una contraddizione in termini dal momento che l’assenza di capacità critiche e autoriflessive erano le condizioni base perché si potesse dire che ci si trovava in presenza di uno stato onirico.
Inoltre all’epoca il sogno lucido era avvolto da aloni di misteri in quanto era diffuso negli ambiti esoterici e del paranormale.
Fu l’innovazione metodologica dello studioso di psicofisiologia lLaberge che permise di spostare lo studio del fenomeno della dimensione soggettiva al metodo sperimentale.

Laberge si accorse che durante la fase REM la direzione la quale sognatore muove gli occhi trova corrispondenza nel resoconto delsogno che il soggetto ne dà una volta sveglio.
Laberge concepì un esperimento in cui durante il sogno Quando il soggetto diviene consapevole di stare sognando, Invia un segnale al mondo esterno attraverso una sequenza prestabilita di movimenti oculari, che vengono registrati da un elettrooculogramma. Questo esperimento fornì i primi risultati della prova che i sogni lucidi sono fenomeni reali e hanno effettivamente il luogo durante la fase REM.
Le conseguenze di questa scoperta sono state:
– la revisione delle conoscenze che fino ad allora si avevano sul sogno, come stato di coscienza incompatibile col pensiero critico e senza la possibilità di avere accesso alla memoria;
– utilizzi nella psicoterapia e per attuare interventi volti benessere psicologico;
– L’osservazione delle somiglianze e differenze nell’attivazione neurofisiologica tra Sogni lucidi e non lucidi.

In che modo lo studio del sogno lucido ha accresciuto le conoscenze del sonno REM e della realtà virtuale?
Per capirlo facciamo l’ipotesi di voler studiare cosa accade a corpo e cervello durante un sogno erotico.
Con il metodo di ricerca tradizionale questo tipo di studio sarebbe dispendioso è dispersivo perché dovrei aspettare notte dopo notte che qualcuno abbia un sogno erotico e che al risveglio se lo ricordi. L’analisi dei parametri fisiologici sarebbe opinabile perché io non potrei sapere in quale momento ha avuto inizio e fine il sogno erotico.
Se io invece ho dei soggetti addestrati al sogno lucido questi possono mandare i segnali oculari di inizio e fine del sogno erotico.
In effetti questa è stata la prima ricerca degli onironauti preparati da Laberge.
Quello che è emerso è che, a parte eiaculazione che non si è verificata, tutti gli altri parametri fisiologici che solitamente sono presenti durante la veglia, Si sono presentati anche durante il sogno lucido (aumento della frequenza del respiro e cardiaca e irrorazione sanguigna negli organi sessuali).
Quando si è studiata la percezione del tempo durante il sonno si è visto che è identica a quella della veglia.
Cosa molto importante è che è stato possibile appurare che le esperienze vissute durante lo stato di sogno sono fondamentalmente indistinguibili da quelle sperimentate durante la veglia, fino al punto che “esercitare delle abilità motorie in sogno permette di raggiungere all’incirca gli stessi progressisti che si verificano quando il medesimo allenamento è condotto durante la veglia”.
Ecco qui il collegamento con la realtà virtuale: la simulazione della realtà che si ha durante un sogno lucido è così accurata da permettere l’apprendimento, il cervello Dunque durante il sogno lucido e come una macchina della realtà virtuale.
In ambito psicoterapeutico il sogno lucido può trovare applicazione in cinque ambiti. Il primo è il trattamento degli incubi ricorrenti. In questa situazione quando si realizza di stare sognando il sogno perde la carica emotiva ansiogena. Inoltre trattandosi di episodi ricorrenti è possibile imparare ad intervenire nel sogno per trasformarlo.
Un altro ambito di intervento e la risoluzione di conflitti psicologici, che tendono a presentarsi durante il sogno quando la persona ha scarso controllo sul proprio subconscio. Essere consapevoli di stare sognando permette di stabilire un contatto con tali situazione e affrontarle con strategie più efficaci (sciogliere un legame, dialogare, riconciliarsi).
Il sogno lucido è stato sperimentato con successo anche nel disturbo post traumatico da stress, confermando l’ipotesi che la lucidità onirica aumenti la resilienza.
All’interno di interventi volti a preservare il benessere psicologico menzioniamo il miglioramento delle abilità cognitive, della conoscenza di sé e lo sviluppo della propria personalità, nonché la ricerca spirituale e di senso nella vita.
Infine vediamo come sogno lucido ha cresciuto la conoscenza del sognare. I sogni Comuni sono caratterizzati da una serie di deficit cognitivi e metacognitivi: perdita di razionalità e capacità riflessive, difficoltà di orientamento nello spazio e nel tempo, difficoltà di accesso alla memoria, scarso controllo sulle facoltà attentive e e volitive. Tutto ciò sembra dovuto alla ridotta attivazione della corteccia frontale prefrontale Durante la fase REM. Nel sogno lucido invece abbiamo una riattivazioni di queste aree, oltre a quelle parietali.

Esiste anche una millenaria pratica meditativa per avere sogni lucidi chiamata yoga tibetano del sogno, che coincide con uno dei sei yoga di Naropa, lo yoga del corpo illusorio, ma per ora preferisco non addentrarmi in qualcosa che non ho ancora studiato bene.

Concludo dicendo che sebbene sia possibile imparare a produrre Sogni lucidi lo sviluppo di questa capacità richiede un training alquanto impegnativo, anche se in internet si trovano spiegati metodi che garantiscono un sogno lucido in pochissimo tempo.

 

Dr.ssa Luigina Pugno psicoterapeuta Torino

fonte: a cura di Ghilardi e Palmieri, Meditazione, mindfulness e neuroscienze, ed. Mimesis

 

La gravidanza durante il coronavirus

Fonte: L. Pugno con clipsart

La gravidanza è generalmente un periodo di gioia, aspettativa, ma anche nelle migliori circostanza, aspettare un bambino porta anche apprensione verso ciò che può accadere durante e dopo la gravidanza.

Indipendentemente dalla felicità che provi, l’incertezza genera sempre un po’ d’ansia. In più durante la pandemia con cui tutti abbiamo a che fare, insieme alle normali ansie c’è la paura di contrarre il virus, e non sorprende che così tante future mamme si preoccupino più che mai.

Anche se non si è alla prima gravidanza, e si sa cosa aspettarsi, il fatto di essere incinte durante una pandemia è decisamente qualcosa di nuovo.

Che tu stia aspettando il primo, il secondo o il terzo figlio, la pandemia ti ha tolto molte cose che prima erano consuete: il corso preparto con altre mamme con cui confrontarsi, la festa per l’arrivo del nascituro, gli acquisti di ciò che ti servirà in ospedale. tutte queste cose sono state forse sostituite da pressione emotiva.

Come rimanere calmi e radicati per garantire nutrimento emotivo al nascituro con il minor stress possibile?

Probabilmente ti sei ritrovata in quarantena in una abitazione che non è la tua solita ed hai dovuto cambiare dottore. E’ importante prendersi il tempo per trovare una nuova ginecologa con cui sentirti a tuo agio.

Anche se sei rimasta a casa ed hai sempre la tua ginecologa, la tua esperienza delle visite di controllo sarà differente. Niente sala d’attesa con altre persone, forse potrai entrare solo tu a fare il controllo. Protette dalle mascherine non potrai cogliere le espressioni rassicuranti del viso della dottoressa, che arrivano a calmare il cuore, prima e più efficacemente delle parole. Il tempo della visita sarà ridotto per limitare l’esposizione al virus.

Informati prima sulla nuova prassi, in modo da essere preparata, ed evitare delusioni. Pensa e segnati prima le domande che vuoi fare al dottore.

Potresti trovarti a fare code per effettuare gli esami di controllo come urine e sangue, potresti stare in piedi anche per un’ora in coda. Informati prima se puoi andare su appuntamento e se possono inviarti gli esiti via mail, o se puoi scaricarli dal sito.

Cerca di fare del tuo meglio per rimanere positiva e focalizzata sull’obiettivo: abbracciare tuo figlio.

Più sentirai di avere potere decisionale, più ti sentirai meglio. Probabilmente in sala parto sarai da sola, ma puoi chiedere se sarà possibile che tuo marito o tua mamma siano presenti in videochiamata.

Minimizzare le sorprese riduce l’ansia.

Se senti la necessità di prepararti al parto, non solo dal punto di vista medico e organizzativo, ma anche emotivamente, puoi frequentare online il mio corso preparto.

In questo corso imparerai a meditare per ridurre lo stress, ed essere più in contatto con il tuo corpo e il tuo bambino. Imparerai anche ad utilizzare l’autoipnosi per calmarti, controllare il dolore e prepararti al parto con il giusto atteggiamento di accoglienza verso la vita.

Dottoressa Luigina Pugno

luiginapugno@gmail.com t. 3288260495

psicoterapeuta torino, ipnosi torino, mindfulness torino

 

LA PERCEZIONE DEL RISCHIO: CORONAVIRUS VS CAMBIAMENTO CLIMATICO

Le ultime notizie pongono il Bel paese al terzo posto nel mondo come numero di contagi da Coronavirus.

Gli interventi dei Media e le decisioni del governo hanno aumentato la percezione del pericolo e spinto le persone a “saccheggiare” i supermercati in vista di una personale quarantena, o a dotarsi di mascherine idonee in caso di uscita dalla propria abitazione.

A livello globale si lavora per trovare una cura.

A livello nazionale le decisioni governative spingono al ribasso la già debole l’economia.

Il panico in Italia si è scatenato in una settimana circa.

I dati parlano chiaro. Basta consultare il Climate index risk per vedere come negli ultimi 20 anni i fenomeni climatici estremi siano aumentati notevolmente. Ricordiamo a tal proposito i ben 18 giorni di acqua alta a Venezia nel 2019, di cui 12 solo nel mese di novembre. Questi eventi così frequenti o non si sono mai verificati o non si sono verificati negli ultimi 50 anni. Le vittime per il cambiamento climatico, che causa gli eventi climatici estremi, sono state circa 500.000 nell’ultimo ventennio. 25.000 vittime all’anno. Solo in Italia ogni anno 80000 persone contraggono malattie dovute all’inquinamento dell’aria.

Il cambiamento climatico ha effetti anche sull’economia, perché i danni che causa sono stimabili in trilioni di dollari in perdite monetarie. Basti pensare agli effetti che ha sulle coltivazioni, evidenti anche su piccolissima scala. Infatti nel mese di gennaio 2020 mi sono ritrovata con la rucola che andava in fiore, cosa che di solito fa verso marzo/aprile!

Fonte: Luigina_Pugno

Eppure la mia rucola in fiore a gennaio non genera la stessa preoccupazione del coronavirus. Come mai?

La risposta dipende da come le persone costruiscono di cosa avere paura. Fare divulgazioni con un linguaggio razionale seppur corretto può non essere efficace, in quanto le paure si nutrono di immaginazione. Ad esempio se io immagino di incontrare un cane, costruirò quell’incontro sulla base delle mie esperienze e di quello che so dei cani, posso quindi raffigurarmi un cane che scodinzola, o un cane che ringhia. Poiché la paura si nutre di immaginazione l’evento che mi prefiguro potrà essere sottostimato o sovrastimato e di conseguenza avrò dei comportamenti più o meno adeguati, indipendentemente dal fatto che le statistiche dicano che è più facile essere aggrediti da un altro essere umano, che da un cane.

Se devo decidere se avere più paura del coronavirus o dei cambiamenti climatici userò alcuni fattori, quali: tempo, spazio, ricadute sul territorio dove vivo.

Il coronavirus si è manifestato in un tempo più breve rispetto ai cambiamenti climatici, in uno spazio facilmente identificabile (Cina, Corea del sud, Italia) ed è più facile riconoscerne visibilmente gli effetti nel territorio dove vivo (persone con mascherine sul volto), rispetto alla rucola in fiore a gennaio sul mio balcone (che non affaccia nemmeno sulla strada principale).

I comportamenti che devo attuare per evitare il contagio sono semplici e temporanei (lavarmi le mani, starnutire e tossire con la mano davanti alla bocca, non uscire se sono malata), mentre quelli per combattere il cambiamento climatico riguardano il cambiamento radicale del mio stile di vita (muovermi a piedi e in bicicletta, usare i mezzi pubblici, fare la doccia invece del bagno caldo e profumato ecc).

Inoltre i cambiamenti non li devo attuare solo io, ma la stragrande maggioranza delle persone.

Se è difficile convincere una persona a chiudere il rubinetto mentre si lava i denti, lo è esponenzialmente molto di più convincere le masse.

Affinché ciò avvenga i nostri governanti dovrebbero fare leggi impopolari, indipendentemente dal futuro esito delle elezioni.

A voi trarne le conclusioni.

Dr.ssa Luigina Pugno

psicoterapiasessuologiatorino.it

MINDFULNESS IN GRAVIDANZA: riduce lo stress e favorisce il legame mamma-figlio

Fonte: pixabay

Se ti interessa vivere gravidanza e parto in modo sereno, e migliorare il legame mamma figlio puoi partecipare al Programma Mindfulness di riduzione dello stress. Trovi le informazioni qui.

Gli esseri umani si sono sempre impegnati per alleviare le loro sofferenze fisiche (fame, stare al riparo, malattie ecc) ed emotive.

Ha così sviluppato l’allevamento, l’agricoltura, la società, i farmaci, la psicoterapia e la meditazione.

La meditazione di mindfulness è il fulcro centrale della psicologia buddhista ed è il suo metodo per alleviare la sofferenza umana.

Questo metodo (o pratica) è stato portato negli Stati Uniti da Jon Kabat Zinn nel 1979, come terapia complementare transdiagnostica.

Inizialmente è stata applicata su pazienti con patologie fisiche che non ricevevano significativi miglioramenti con le terapie farmacologiche. Ad esempio: dolore neurologico, insonnia, sindrome del colon irritabile ecc.

Nel corso degli anni Jon Kabat Zinn ha sviluppato il Protocollo di riduzione dello stress in 8 incontri (MBSR) al fine di aiutare tutti coloro che provano sofferenza fisica.

Da allora molti studi scientifici sono stati fatti per conoscere gli effetti della mindfulness sulla salute fisica ed emotiva di chi la pratica, ed i risultati sono stati positivi.

Che cosa significa Mindfulness?

Mindfulness è un termine inglese con cui si indica la piena consapevolezza di sé nel qui e ora.
Essa
ha come obiettivo il divenire sempre più consapevoli della propria esperienza, con un atteggiamento intenzionale, accogliente e non giudicante verso pensieri, emozioni, sensazioni corporee.

Quali benefici porta praticarla?

Gli effetti positivi sono oramai ampiamente documentati su numerose patologie quali insonnia, dolore cronico, ipertensione, stress, disturbi alimentari, d’ansia e depressivi, difficoltà di attenzione e concentrazione.

Perché è utile praticarla in gravidanza?

Durante la gravidanza avvengono numerosi cambiamenti ormonali, che provocano effetti sull’umore, sull’appetito e sul sonno.

Sono ben noti a tutti i futuri papà i cambiamenti che gli ormoni provocano sulle compagne: umore altalenante, che passa da calmo, a triste, ad ansioso, a rabbioso; o picchi emotivi di rabbia, ansia o tristezza.

L’appetito può aumentare a causa degli ormoni insulino simili, o diminuire a causa della nausea e del vomito.

Il sonno può passare dall’ipersonnia del primo trimestre alle continue interruzioni dell’ultimo.

La presenza di un peso (feto e liquido amniotico) concentrato su una sola zona del corpo a lungo andare infiamma la zona pelvica e crea dolori alla schiena e alle articolazioni.

In particolare, col progredire della gravidanza, si ha un progressivo innalzamento dell’ormone cortisolo, chiamato comunemente ormone dello stress.

Gli studi di Vieten e Astin (2008) mostrano che le mamme che hanno seguito il MBSR in gravidanza avevano un tono dell’umore migliore del 20-25% rispetto al gruppo di controllo.

Qual è il periodo migliore per praticare la Mindfulness in gravidanza?

Gli studi di Ancora, Beddoe et all (2009) hanno dimostrato che il periodo migliore per praticare la Mindfulness è durante il secondo trimestre di gravidanza (dalla 25esima alla 32esima settimana di gestazione).

Seguire il Protocollo di riduzione dello stress nel secondo trimestre ha effetti positivi fifici ed emotivi sul terzo trimestre di gravidanza; effetti che non si riscontrano in gruppi di controllo che non hanno seguito il protocollo, o che lo hanno fatto nel primo trimestre.

Praticarla nell’ultimo trimestre ha comunque effetti positivi, sebbene un po’ inferiori, sul termine della gestazione, sull’andamento del parto e sul post partum.

Quali altri effetti positivi si possono avere?

La diminuzione dello stress, riscontrabile nella diminuzione del cortisolo, permette la vasodilatazione e con essa un miglior afflusso del sangue verso il feto e i muscoli del perineo, ed una migliore efficacia dell’ossitocina (“ormone del parto”).

Allenare la mente ad essere consapevole della propria esperienza e a lasciarsi andare a vivere l’esperienza del presente permette alle mamme di essere più partecipi e collaborative durante il parto.

Si è infatti visto che la difficoltà a lasciar andare il bambino per più o meno consapevoli paure del dolore e dei cambiamenti di vita post partum porta a gravidanze che superano la 40esima settimana e a parti indotti.

Questi effetti positivi portano ad avere un travaglio più corto, più partecipato e meno doloroso.

Quali effetti si riscontrano sulla relazione madre-figlio?

Una mamma che sta bene e che ha potuto vivere la nascita in modo partecipe, con uno stress contenuto accolgo più facilmente il neonato nella loro vita quotidiana e mentale, e sopportano meglio le fatiche legate a questo importante cambiamento di vita.

LA VERGONA NELLA SESSUALITA’

La vergogna viene definita come il profondo e amaro turbamento interiore che ci assale quando ci rendiamo conto di aver agito o parlato in maniera riprovevole o disonorevole: sentire, avere, provare v. di qualche cosa ecc.

Questo sentimento nasce nella relazione con l’altro. Ha ragione d’essere quando ci rendiamo conto che le nostre azioni sono state sbagliate e hanno anche fatto soffrire l’altro, ma talvolta ci si sente così non in seguito ad una precisa azione, ma in generale. Quando la si prova in generale nelle proprie azioni, nel proprio modo d’essere, in un certo ambito come la sessualità, allora è segno che qualcosa nelle nostre relazioni d’infanzia non ha funzionato, e che quel qualcosa ce lo stiamo trascinando anche da adulti.

La vergogna spesso produce ritiro, non esposizione a situazioni temute, comportamenti di sottomissione, azioni non appropriate (autolesionismo) legate a sentimenti/idee negative verso di sé e talvolta a reazioni aggressive verso l’altro.

La vergogna nella sessualità può essere la conseguenza dell’educazione sessuale implicita o esplicita che abbiamo ricevuto. Se la sessualità è stata presentata come qualcosa di sporco o pericoloso, o di non appropriato può portare nel soggetto in crescita a sviluppare la credenza che le naturali pulsioni sessuali che esperisce siano sbagliate, con conseguente sentimento di vergogna e rimozione o deviazione della pulsione sessuale.

Per esempio La reazione del padre di una mia paziente alla sua naturale pulsione sessuale che la portava alla masturbazione era stata di rimprovero, controllo e divieto. I controlli potevano anche essere umilianti. tutto ciò la portò a vergognarsi delle proprie pulsioni sessuali e a concedersi la sessualità solo se “costretta” dall’altro in rapporti sadomaso.

In un altro paziente la mamma chiedeva al figlio di ammettere quando aveva fatto “cose sporche” e poi lo sgridava. Di conseguenza ha sviluppato paura della sessualità, vista come pericolosa per la relazione e la stima di sé.

Altre volte la vergogna deriva da commenti poco gradevoli sulla nostra fisicità, che può portare a voler avere rapporti sessuali sempre con la luce spenta, o senza scoprirsi del tutto, o vietando al partner il contatto con alcune zone del corpo.

Ci sono ancora situazioni in cui la presenza di vergogna associata alla sessualità indicano che c’è stato un abuso sessuale, talvolta associato ad una qualche eccitazione sessuale. Nell’abuso sessuale la colpa e la vergogna sono frequenti e intense. La vergogna comporta la rimozione del ricordo, o dissociazione di alcune parti dell’accaduto nella memoria, come difesa della mente da esperienze emotive soverchianti.

Va qui detto che quando il corpo viene toccato correttamente, quel tocco genera un riflesso di piacere, per cui anche durante un abuso sessuale che provoca paura, umiliazione ecc, se il corpo viene toccato correttamente può esserci come riflesso fisico una risposta di piacere. Questo non significa che l’abuso sessuale sia sempre un’esperienza potenzialmente devastante per chi la vive!

Chi si trova a viversi come un soggetto vergognoso, da criticare in generale, o nella sessualità necessita di un terapeuta che lo aiuti ad elaborare gli episodi che lo hanno portato a viversi in questo modo, e/o a viversi così nella sessualità.

 

Dr.ssa Luigina Pugno sessuologa a Torino.

BIBLIOGRAFIA

Isola e Maccarrone, EMDR e distrubi sessuali, ed. Astrolabio

I DISTURBI ALIMENTARI: DIAGNOSI, CARATTERISTICHE, SEGNALI, TERAPIE

AUTOVALUTA L’INTENSITA’ DEL DISTURBO

Prima di procedere con la Cura del DOC, fai il test per capire qual è l’intensità del tuo disturbo.

Pensieri ossessivi

Considerate gli ultimi sette giorni (compreso oggi) e indicate una risposta per ogni domanda.

  1. Quanta parte del vostro tempo è occupata da pensieri ossessivi? Con quale frequenza si presentano?

0 = Nessuna – Se avete indicato 0 come risposta, indicate 0 anche per le domande 2, 3, 4, 5 e passate alla domanda 6.

1 = Meno di 1 ora al giorno o con intrusioni occasionali (non più di 8 volte al giorno).

2 = 1-3 ore al giorno o con intrusioni frequenti (più di 8 volte al giorno ma i pensieri non occupano la maggior parte della giornata).

3 = 4-8 ore al giorno o con intrusioni molto frequenti (più di 8 volte al giorno e i pensieri occupano la maggior parte della giornata).

4 = Più di 8 ore al giorno o con intrusioni pressoché costanti (troppe per essere contate e raramente trascorre un’ora senza che siano presenti molte ossessioni).

  1. Quanto interferiscono i pensieri ossessivi nella vostra vita sociale o lavorativa? (Se attualmente non lavorate, pensate a quanto le ossessioni interferiscono con le vostre attività quotidiane. Pensate se c’è qualcosa che non fate, o che fate meno, a causa delle ossessioni.)

0 = Nessuna interferenza.

1 = Lieve interferenza con le attività sociali o lavorative ma, nel complesso, nessuna riduzione delle prestazioni.

2 = Chiara interferenza di grado medio con le prestazioni sociali o di lavoro, ma ancora controllabile.

3 = Grave interferenza, che provoca una sostanziale riduzione delle prestazioni sociali o di lavoro.

4 = Interferenza grave e invalidante.

  1. Quanta sofferenza vi provocano i pensieri ossessivi?

0 = Nessuna.

1 = Sofferenza lieve, rara e non troppo fastidiosa.

2 = Sofferenza media, frequente e fastidiosa, ma ancora controllabile.

3= Sofferenza grave, molto frequente, molto fastidiosa.

4 = Sofferenza estrema, pressoché costante e invalidante.

  1. Quanto vi sforzate di resistere ai pensieri ossessivi? Con quale frequenza cercate di non far caso ad essi quando vi invadono la mente o di distogliere la vostra attenzione? (Non è importante sapere quanto riusciate a controllare i vostri pensieri, ma solo quanto o con quale frequenza cercate di farlo.)

0 = Cerco sempre di resistere (oppure le ossessioni sono così lievi che non c’è bisogno di resistere attivamente ad esse).

1 = Cerco di resistere la maggior parte delle volte (cioè per più di metà del tempo).

2 = Compio un certo sforzo per resistere.

3 = Lascio che le ossessioni mi invadano la mente senza cercare di controllarle, tuttavia lo faccio con una certa riluttanza.

4 = Cedo completamente e di buon grado a tutte le ossessioni.

  1. Quale grado di controllo esercitate sui vostri pensieri ossessivi?

Quanto riuscite ad interrompere o a deviare in altre direzioni i vostri pensieri ossessivi? (Se cercate di resistere raramente, pensate alle rare occasioni in cui avete realmente tentato di arrestare le ossessioni.) NOTA: non prendete in considerazione quelle ossessioni che vengono interrotte compiendo compulsioni.

0 = Controllo completo.

1 = Notevole controllo; di solito con un po’ di sforzo e una

certa concentrazione riesco a interrompere o a deviare le ossessioni.

2 = Controllo medio; talvolta riesco ad interrompere o a deviare

le ossessioni.

3 = Scarso controllo; raramente riesco ad arrestare le ossessioni

e posso distogliere l’attenzione solo con grande difficoltà.

4 = Nessun controllo; raramente riesco ad ignorare, anche solo

momentaneamente, le mie ossessioni.

Compulsioni

Considerate gli ultimi sette giorni (compreso oggi) e indicate una sola risposta per ogni domanda.

6. Quanto tempo trascorrete eseguendo azioni compulsive? Con quale frequenza mettete in atto compulsioni? (Se i vostri rituali riguardano attività della vita quotidiana, considerate quanto

tempo in più vi occorre per compiere le vostre attività abituali a causa dei rituali.)

0 = Nessuno. Se avete indicato 0 come risposta, indicate 0 anche per le domande 7, 8, 9 e 10.

1 = Meno di 1 ora al giorno viene impiegata nella messa in atto di compulsioni o nell’esecuzione occasionale di comportamenti compulsivi.

2 = 1-3 ore al giorno vengono impiegate nella messa in atto di compulsioni o nell’esecuzione frequente di azioni compulsive.

3 = Più di 3 e fino a 8 ore al giorno vengono impiegate nella messa in atto di compulsioni o nell’esecuzione molto frequente di azioni compulsive (più di 8 volte al giorno per la maggior

parte del tempo).

4 = Più di 8 ore al giorno vengono impiegate nella messa in atto di compulsioni o nell’esecuzione pressoché costante di azioni compulsive (troppe per essere contate e raramente passa un’ora senza che vengano eseguite varie azioni compulsive).

  1. Quanto interferiscono i comportamenti compulsivi con la vostra vita sociale o professionale? (Se attualmente non lavorate, pensate alle vostre attività quotidiane.)

0 = Nessuna interferenza.

1 = Lieve interferenza con attività sociali o di lavoro, tuttavia nel complesso le prestazioni non sono compromesse.

2 = Chiara interferenza di media gravità con le prestazioni sociali o di lavoro, ma ancora controllabile.

3 = Grave interferenza, compromissione sostanziale delle prestazioni sociali o di lavoro.

4 = Interferenza grave ed invalidante.

  1. Come vi sentireste se vi impedissero di compiere una o più azioni compulsive? Quale sarebbe il vostro grado di ansia?

0 = Nessuna ansia.

1 = Ansia solo lieve.

2 = L’ansia aumenterebbe ma sarebbe ancora controllabile.

3 = Aumento notevole e molto fastidioso dell’ansia.

4 = Ansia estrema e invalidante in seguito a qualsiasi intervento mirante a ridurre le compulsioni.

  1. Quanto vi sforzate di resistere alle compulsioni, o con quale frequenza cercate di interromperle? (Calcolate solo con quale frequenza o con quale intensità cercate di resistere alle vostre compulsioni, non quanto ci riuscite realmente.)

0 = Cerco sempre di resistere (o i sintomi sono così lievi che non c’è bisogno di resistere attivamente).

1 = Cerco di resistere il più delle volte (cioè per più di metà del tempo).

2 = Compio un certo sforzo per resistere.

3 = Cedo a quasi tutte le compulsioni senza tentare di controllarle, ma lo faccio con una certa riluttanza.

4 = Cedo completamente e di buon grado a tutte le compulsioni.

  1. Quale controllo esercitate sul vostro comportamento compulsivo? Quanto riuscite ad interrompere il rituale (o i rituali)? (Se cercate di resistere raramente, pensate a quelle rare occasioni in cui avete cercato veramente di interrompere le compulsioni.)

0 = Esercito un controllo completo.

1 = Di solito, con un po’ di fatica e di buona volontà, riesco ad interrompere le compulsioni o i rituali.

2 = A volte riesco ad interrompere il comportamento compulsivo, ma solo con difficoltà.

3 = Riesco solo a ritardare il comportamento compulsivo, ma alla fine devo portarlo a termine.

4 = Raramente riesco, anche solo momentaneamente, a ritardare l’esecuzione di un comportamento compulsivo.

A questo punto calcolate il punteggio ottenuto. Sommate i numeri riportati a fianco delle risposte prescelte (da 0 a 4) per le domande che vanno dalla 1 alla 5, ottenendo il punteggio totale per le ossessioni. Ripetete l’operazione sommando i numeri riportati a fianco delle risposte prescelte (da 0 a 4) per le domande che vanno dalla 6 alla 10, ottenendo il punteggio totale per le compulsioni. Infine sommate il totale delle ossessioni al totale delle compulsioni, per ottenere il totale generale.

Se avete ottenuto 0 o un punteggio molto basso nella scala delle compulsioni, ma un punteggio significativo (maggiore di 10) in quella delle ossessioni, soffrite probabilmente di un disturbo

ossessivo puro, che richiede quasi necessariamente l’intervento di uno psicoterapeuta.

Se non soffrite di ossessioni pure, fate riferimento a questa tabella per orientarvi:

punteggio totale

Y-bocs

Gravità del disturbo consigli

Meno di 10 Sintomi molto lievi Dovreste riuscire a controllare i sintomi con il solo programma di auto-aiuto

Da 10 a 15 Sintomi lievi È possibile, con un buon impegno, che riusciate a risolvere il vostro problema con il solo

programma di auto-aiuto

Da 16 a 25 Sintomi medio-gravi E’ raccomandabile un intervento professionale

Più di 25 Sintomi gravi È necessario un intervento psicoterapeutico e/o farmacologico