Cosa sono e quali sono i disturbi alimentari?
I Disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono caratterizzati da un’alterazione nell’assunzione dei quantitativi di cibo, che una persona dovrebbe assumere nell’arco della giornata, o da un’alterazione della percezione della salubrità del cibo.
Quando l’alterazione riguarda la quantità di cibo assunta i disturbi possono essere: Anoressia, Bulimia, Binge eating disorder (BED), condotta alimentare restrittiva.
Quando l’alterazione riguarda la salubrità del cibo si parla di Ortoressia.

Quali sono le caratteristiche distintive?
Nell’Anoressia il quantitativo di calorie ingerite è decisamente inferiore al fabbisogno giornaliero. Nella Bulimia il quantitativo di calorie ingerite avviene in gran quantità in un breve asso di tempo, si ha quella che viene chiamata abbuffata o crisi bulimica. Una ulteriore caratteristica che accomuna questi 3 disturbi è la presenza di pensiero ruminativo intorno ai temi del peso corporeo, forme del corpo, diete e cibo in generale. Per evitare un aumento di peso reale, o temuto chi soffre di anoressia e bulimia mette in atto condotte compensative quali: digiuno, uso di farmaci, attività sportiva finalizzata a questo scopo e/o vomito).
Nel BED il quantitativo di calorie assunto è decisamente superiore al fabbisogno giornaliero e non è seguito da condotte compensative.
Ciò che caratterizza questi disturbi è la presenza pensiero ruminativo, vissuti di indegnità, vergogna e schifo, preoccupazione eccessiva del giudizio altrui, scarsa consapevolezza di sé e del propriostile alimentare, pensiero dicotomico (conosciuto come “o bianco, o nero; o tutto o niente”).

Come viene fatta la diagnosi?
Per fare diagnosi, secondo il nuovo DSM V, non ci si focalizza più su una perdita o aumento di peso importanti in un certo arco di tempo precedentemente individuato in 6 mesi, in quanto al giorno d’oggi assistiamo alla presenza di Anoressia e Bulimia in persone normopeso, oppure di una perdita o aumento di peso lenta e costante.
Si valuta quindi lo stile alimentare e i vissuti ad esso associati, lo stile cognitivo, la presenza o meno di attività compensative, il livello di consapevolezza del proprio disturbo.
Si possono anche utilizzare test specifici.

Quali sono i segnali a cui si deve fare attenzione?
Inizialmente  l’alterazione del comportamento alimentare non viene visto come problematico in quanto fa sentire la persona in grado di gestire la problematica emotiva o relazionale in corso. Anche quando i sintomi possono essere visibili la persona può non accorgersene, proprio per gli effetti positivi che il comportamento ha. Quindi si può percepire che qualcosa non vada, ma non averne la piena consapevolezza.
Vediamo insieme quali segnali possono far sospettare che ci si stia avviando verso un disturbo alimentare, o che il disturbo sia già in atto (metto insieme quelli dell’anoressia e della bulimia, perché spesso chi soffre di bulimia ha anche crisi bulimiche):

1 abitudini alimentari insolite: digiuno programmato,  salto del pasto, esclusione di una certa categoria di cibi (dolci, carboidrati, proteine, cibi cucinati in un certo modo), predilezione per una certa categoria di cibi (dolci, carboidrati, grassi, cibi non cucinati), masticare più lentamente o velocemente, dividere il cibo in piccoli pezzi o mangiarlo a grandi morsi;
2 rifiuto di inviti dove ci sarà cibo, o si accetta l’invito, ma l’evento viene vissuto con disagio;
3 attività fisica finalizzata alla perdita di peso quando non è necessario, o fatta in orari e modalità “strane”. Per esempio dopo cena, o con pesi avvolti intorno agli arti;
4 bere molto, per sentire lo stomaco pieno o per facilitare il vomito;
5 pesarsi più volte nel corso della settimana o del giorno;
6 fare il check del proprio corpo;
7 ignorare o non percepire più correttamente i segnali fisici di fame e sazietà;
8 non collegare all’alterazione alimentare le alterazioni fisiche che si presentano: alterazione nel ciclo mestruale, pelle secca, freddo, dolori, unghie fragili, sudorazione eccessiva, pancia gonfia, stitichezza, difficoltà cognitive (memoria e concentrazione), alterazione del sonno;
9 alterazioni emotive: tristezza, irritabilità, ansia eccessiva.

Quali sono le possibili terapie?
Purtroppo le persone con un disturbo alimentare tendono a chiedere aiuto dopo anni di malattia e ad intraprendere seriamente un percorso terapeutico dopo diversi tentativi, che possono andare da ripetute diete, a ripetuti tentativi di iniziare una psicoterapia.
Gli interventi possono essere di diverso tipo a seconda della gravità del disturbo:
1 rivolgersi ad un nutrizionista o dietologo per impostare un piano alimentare
2 intervento psicologico individuale e/o di gruppo
3 intervento farmacologico
4 ricovero breve o prolungato
5 chirurgia bariatrica
Purtroppo questi interventi se non sono abbinati ad una psicoterapia sono più che altro destinati al fallimento!
I disturbi alimentari sono diventati sempre più complessi per cui la sola terapia vis a vis può rivelarsi molto lunga o inefficace. Vanno quindi abbinate altre tecniche psicoterapeutiche come l’EMDR, la Mindful eating o l’ipnosi.

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