MINDFULNESS IN GRAVIDANZA: riduce lo stress e favorisce il legame mamma-figlio

Fonte: pixabay

Se ti interessa vivere gravidanza e parto in modo sereno, e migliorare il legame mamma figlio puoi partecipare al Programma Mindfulness di riduzione dello stress. Trovi le informazioni qui.

Gli esseri umani si sono sempre impegnati per alleviare le loro sofferenze fisiche (fame, stare al riparo, malattie ecc) ed emotive.

Ha così sviluppato l’allevamento, l’agricoltura, la società, i farmaci, la psicoterapia e la meditazione.

La meditazione di mindfulness è il fulcro centrale della psicologia buddhista ed è il suo metodo per alleviare la sofferenza umana.

Questo metodo (o pratica) è stato portato negli Stati Uniti da Jon Kabat Zinn nel 1979, come terapia complementare transdiagnostica.

Inizialmente è stata applicata su pazienti con patologie fisiche che non ricevevano significativi miglioramenti con le terapie farmacologiche. Ad esempio: dolore neurologico, insonnia, sindrome del colon irritabile ecc.

Nel corso degli anni Jon Kabat Zinn ha sviluppato il Protocollo di riduzione dello stress in 8 incontri (MBSR) al fine di aiutare tutti coloro che provano sofferenza fisica.

Da allora molti studi scientifici sono stati fatti per conoscere gli effetti della mindfulness sulla salute fisica ed emotiva di chi la pratica, ed i risultati sono stati positivi.

Che cosa significa Mindfulness?

Mindfulness è un termine inglese con cui si indica la piena consapevolezza di sé nel qui e ora.
Essa
ha come obiettivo il divenire sempre più consapevoli della propria esperienza, con un atteggiamento intenzionale, accogliente e non giudicante verso pensieri, emozioni, sensazioni corporee.

Quali benefici porta praticarla?

Gli effetti positivi sono oramai ampiamente documentati su numerose patologie quali insonnia, dolore cronico, ipertensione, stress, disturbi alimentari, d’ansia e depressivi, difficoltà di attenzione e concentrazione.

Perché è utile praticarla in gravidanza?

Durante la gravidanza avvengono numerosi cambiamenti ormonali, che provocano effetti sull’umore, sull’appetito e sul sonno.

Sono ben noti a tutti i futuri papà i cambiamenti che gli ormoni provocano sulle compagne: umore altalenante, che passa da calmo, a triste, ad ansioso, a rabbioso; o picchi emotivi di rabbia, ansia o tristezza.

L’appetito può aumentare a causa degli ormoni insulino simili, o diminuire a causa della nausea e del vomito.

Il sonno può passare dall’ipersonnia del primo trimestre alle continue interruzioni dell’ultimo.

La presenza di un peso (feto e liquido amniotico) concentrato su una sola zona del corpo a lungo andare infiamma la zona pelvica e crea dolori alla schiena e alle articolazioni.

In particolare, col progredire della gravidanza, si ha un progressivo innalzamento dell’ormone cortisolo, chiamato comunemente ormone dello stress.

Gli studi di Vieten e Astin (2008) mostrano che le mamme che hanno seguito il MBSR in gravidanza avevano un tono dell’umore migliore del 20-25% rispetto al gruppo di controllo.

Qual è il periodo migliore per praticare la Mindfulness in gravidanza?

Gli studi di Ancora, Beddoe et all (2009) hanno dimostrato che il periodo migliore per praticare la Mindfulness è durante il secondo trimestre di gravidanza (dalla 25esima alla 32esima settimana di gestazione).

Seguire il Protocollo di riduzione dello stress nel secondo trimestre ha effetti positivi fifici ed emotivi sul terzo trimestre di gravidanza; effetti che non si riscontrano in gruppi di controllo che non hanno seguito il protocollo, o che lo hanno fatto nel primo trimestre.

Praticarla nell’ultimo trimestre ha comunque effetti positivi, sebbene un po’ inferiori, sul termine della gestazione, sull’andamento del parto e sul post partum.

Quali altri effetti positivi si possono avere?

La diminuzione dello stress, riscontrabile nella diminuzione del cortisolo, permette la vasodilatazione e con essa un miglior afflusso del sangue verso il feto e i muscoli del perineo, ed una migliore efficacia dell’ossitocina (“ormone del parto”).

Allenare la mente ad essere consapevole della propria esperienza e a lasciarsi andare a vivere l’esperienza del presente permette alle mamme di essere più partecipi e collaborative durante il parto.

Si è infatti visto che la difficoltà a lasciar andare il bambino per più o meno consapevoli paure del dolore e dei cambiamenti di vita post partum porta a gravidanze che superano la 40esima settimana e a parti indotti.

Questi effetti positivi portano ad avere un travaglio più corto, più partecipato e meno doloroso.

Quali effetti si riscontrano sulla relazione madre-figlio?

Una mamma che sta bene e che ha potuto vivere la nascita in modo partecipe, con uno stress contenuto accolgo più facilmente il neonato nella loro vita quotidiana e mentale, e sopportano meglio le fatiche legate a questo importante cambiamento di vita.

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