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Il lutto è un’esperienza difficile ad ogni età, che si sia adulti o bambini. Elaborare la morte, le separazioni e le perdite è la cosa più difficile che la nostra mente debba fare ed è quindi normale che molte persone si sentano in difficoltà.

Ma se un adulto sa che la morte è “la fine per sempre”, un bambino comprende cos’è la morte in base all’età che ha e all’aiuto che riceve dagli adulti di riferimento.

Anche se non mi occupo di età evolutiva, mi occupo di elaborazione del lutto negli adulti fin dai tempi della tesi di laurea. Molti adulti in lutto, quel lutto lo hanno vissuto da bambini. Oppure ci sono adulti che devono spiegare ai propri figli che un nonno sta per morire.

Possiamo distinguere 4 fasce d’età in base allo sviluppo cognitivo:

1) fino ai 3 anni non sanno distinguere iò che è vivo da ciò che non lo è;

2) dai 3 ai 6 anni si comincia a capire che c’è una differenza, ma non si è consapevoli di questa conoscenza, la si dimentica. Per cui anche se sanno che una persona è morta e che quindi non la vedranno più possono chiedere quando tornerà, o perchè non la vanno più a trovare.

3) dai 6 ai 9 anni si comincia a comprende che la morte è per sempre, ma non si comprendono le cause della morte, soprattutto se le cause sono interne alla persona (malattia). Possono nascere preoccupazioni che possa succedere ai propri genitori, o a loro stessi se ha morire è stato un compagno.

4) dai 9 anni la comprensione è completa, ma emotivamente difficile da affrontare se non si viene supportati.

Come possiamo aiutare i bambini?

1) hai bambini si dice sempre la verità e gliela si dice con parole che possono capire in base alla loro età. Il rapporto di fiducia con gli adulti di riferimento non deve venire meno. Non gli si dirà che la nonna, o il papà è partito per un lungo viaggio, perché quando la nonna, o il papà non tornerà potrebbe vivere la cosa come colpa sua e sentirsi abbandonado per questo, sviluppando un senso di sé cattivo e colpevole. Quindi lo si preparerà all’evento spiegando che la persona è malata, o che c’è stato un incidente e non si sa se potrà guarire.

2) Si può piangere davanti ai bambini. Si spiegherà loro che è normale sentirsi tristi, anche molto tristi e piangere perché non si vede più una persona a cui si vuole bene, e che anche a loro potrebbe venire voglia di piangere e farlo e che va bene. Piangere fa bene alla mente, molto più che ingoiare le lacrime. Quando si piange davanti ad un bambino è importante spiegargli perché lo si fa e che non è colpa sua.

3) Vedere il defunto. Per la mente umana è molto importante vedere il defunto, altrimenti insieme alla consapevolezza della morte, la mente in parallelo coltiverà la fantasia che la morte non sia avvenuta, impedendo l’elaborazione del lutto. Vedere il defunto è un punto delicato per un bambino, ma se lo desidera è bene farglielo vedere. Gli si spiegherà prima che la persona sarà immobile, che sembrerà dormire, che potrebbe sembrargli diverso da come lo conosceva. Se lo desidera può fare un disegno, o scrivergli una letterina da mettere nella bara.

4) E’ importante partecipare al rito funebre. Spesso si pensa di risparmiare della sofferenza al bambino evitandogli il rito funebre. Anche qui si deciderà con il bambino spiegandogli che cosa succederà. Per il bimbo può essere importante sapere che esiste un luogo fisico dove sta il defunto e che se lo vorrà potrà chiedere di andare lì.

5) Se si crede in una religione si può parlare di cosa accade dopo la morte. Ricordare al bambino che la persona cara continuerà a vivere nei suoi ricordi e, a seconda dell’età, che è normale che dopo un po’ molti ricordi si perdano. Per non perdere ricordi significativi si possono guardare insieme le foto e ricordare ogni tanto l’evento insieme.

6) Si risponde a tutte le domande. Anche se verranno fatte più volte si risponde sempre. In modo semplice. Le risposte devono essere coerenti e realistiche. non possono avere dalla mamma una spiegazione e dalla zia un’altra.

7) Occuparsi sempre dei bambini. I preparativi per il funerale hanno tempi brevi di preparazione e si può non avere il tempo di occuparsi dei bambini. Però questi possono vivere gli eventi nella confusione e nell’angoscia, perché non si capisce. Il tempo va trovato.

8) Conoscono la morte anche se non l’hanno vissuta direttamente. Possono conoscere la morte attraverso le favole e questa può essere una prima occasione per spiegare che la morte è un evento della vita naturale.

9) Se si è in difficoltà col proprio lutto è meglio farsi aiutare da qualcuno, per insegnare al bambino che le difficoltà vanno affrontate e che possono essere superate.

Si possono incontrare difficoltà nell’esprimere le emozioni a parole, per cui possono subentrare comportamenti difficili, aggressivi, regressivi (tornare a succhiare il pollice), paura a dormire da solo, ritiro sociale, incubi. Quando si nota un cambiamento nel comportamento è ancora di più necessario aiutare il bambino ad esprimere le sue emozioni, nel gioco o nel disegno.

Se notate che il disagio perdura potete chiedere aiuto ad uno psicologo dell’età evolutiva.

 

Dr.ssa Luigina Pugno psicoterapeuta Torino

luiginapugno@gmail.com

t. 3288260495